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Il 2019 e la digitalizzazione del mondo delle costruzioni: il futuro dell’Italia sarà davvero digitale?

Riccardo Pagani
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Digitalizzazione, Notizie, SAIE

Il fenomeno dell’industria 4.0. e i cambiamenti che hanno investito il settore tecnologico e produttivo sono attualmente al centro del dibatto economico-politico, nonché sociale e culturale in Italia e nel resto dell’Europa. Stiamo assistendo ad un cambiamento rivoluzionario senza paragoni, dove ogni paese attraverso un piano d’azione specifico, sta cercando di adeguarsi alle trasformazioni in atto, dotandosi di nuove qualificazioni in ambito digitale e tecnologico. I paesi europei, ora più che mai, hanno bisogno di consentire la diffusione e l’utilizzo delle tecnologie ICT, elaborando linee guida e procedure per l’interoperabilità tra sistemi e superando i limiti della frammentazione dei dati e delle informazioni.

Nonostante il processo sia in atto già da alcuni anni, soltanto adesso la gran parte dei settori coinvolti all’interno della filiera sta trovando la propria dimensione, assestandosi sui nuovi paradigmi digitali e aprendosi a nuovi scenari di mercato e di business. Tra questi, il settore delle costruzioni sta compiendo passi da gigante, preparandosi a una trasformazione profonda e radicale dei propri processi interni e prevedendo nuovi tassi di crescita per gli anni a venire.

L’Italia e la digitalizzazione

Fissate dunque queste premesse, è importante, soprattutto per noi giovani professionisti coinvolti in prima persona nel processo di trasformazione, approfondire la trattazione sul tema anche a livello nazionale, attraverso un piccolo focus sullo stato di maturazione digitale dell’Italia.

È ormai noto infatti, che tra poche settimane, e più precisamente dal 1°gennaio 2019, i nuovi metodi e gli strumenti elettronici di modellazione per l’edilizia, quali il BIM, saranno introdotti obbligatoriamente per lavori complessi, con importi a base di gara pari o superiori ai 100 milioni di €. Nei prossimi 6 anni, assisteremo dunque a un cambiamento radicale, soprattutto per l’ambito delle gare, dove la redazione di un capitolato informativo e la definizione di un ambiente dati condiviso saranno i punti di partenza per una gestione trasparente, efficiente e sempre aggiornata dei dati e delle informazioni all’interno delle singole commesse.

Ma la domanda che sorge spontanea è: i professionisti e le P.A. sono davvero pronti ad affrontare tutti questi cambiamenti?

L’evento del Digital&BIM Italia 2018, tenutosi un paio di mesi fa presso il SAIE di Bologna, ha messo in luce le principali criticità legate alla digitalizzazione dei processi di costruzione italiani, evidenziando un panorama complesso e piuttosto disomogeneo.

Se da un lato infatti il decreto BIM, in vigore dal prossimo gennaio, e le sue dirette conseguenze sul mercato delle costruzioni correranno velocemente, travolgendo tutti i settori dell’edilizia coinvolti, dall’altro si verificheranno degli stalli o comunque degli impedimenti temporanei, legati a diversi aspetti. Innanzitutto la resistenza al cambiamento, tipica di un paese dalle consuetudini ormai radicate, unita ad un evidente ritardo nell’adozione di un piano formativo specifico; la mancanza di programmazione, basata oggi su caotici meccanismi di spesa, che associata ad un’organizzazione per lo più assente o frammentaria, si traduce in una gestione insufficiente sia delle procedure che delle metodologie utilizzate; e infine la questione legata alle norme tecniche, sempre più lente rispetto ai cambiamenti in atto e prive di un reale riferimento univoco al quale rifarsi per la digitalizzazione dei processi.

Il panorama quindi non sembra dei più rosei, ma ad ogni modo pare che le istituzioni si stiano muovendo per evitare rallentamenti o brusche frenate. La formazione delle P.A., la semplificazione della normativa e la promozione di incentivi per chi adotta le metodologie digitali sembrano costituire un primo passo verso l’imminente cambiamento. Anche l’allineamento con i principali Paesi membri europei, con la condivisione di una strategia comune per la digitalizzazione delle imprese, dimostra un’esigenza concreta da parte dell’Italia di rilanciare l’economia e i principali settori ad essa connessi.

Quello che possiamo dire noi di BIMon, che abbiamo cominciato già da qualche anno, è che i professionisti, in particolare quelli più giovani, devono essere reattivi  e pronti nei confronti del cambiamento, perché nessuno più di loro è parte di questa rivoluzione radicale. È necessario pertanto che si adeguino sin da subito ai nuovi paradigmi dell’industria 4.0., preparandosi alle nuove sfide del futuro!

Noi ci auguriamo che questa crescita digitale sia esponenziale! Staremo a vedere.

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Co-Founder and project manager at BIMon, deals mainly with BIM implementation processes and interference management in multidisciplinary models.

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