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Worksharing e univocità dell’informazione – Perché è importante lavorare in un ambiente condiviso?

Valerio Vescovi
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Notizie, Processo, Revit, Worksharing

Sempre più spesso oggi si sente parlare di worksharing e di ambiente di lavoro condiviso, specialmente quando ci si riferisce ad opere particolarmente complesse che richiedono una progettazione integrata e un livello di dettaglio molto approfondito. Ma la domanda che ci si pone, ormai sempre più spesso, quando si parla di ambiente BIM è: cosa significa nella pratica condivisione del lavoro?

Con lo sviluppo delle tecnologie ICT – Information and Communications Technology – e l’avvento dei concetti di interattività, networking e connettività, il livello organizzativo-gestionale del lavoro è mutato radicalmente. E questo si è riflesso anche nei processi connessi agli ambiti della progettazione, realizzazione e gestione delle opere.

Quando si parla di metodologia BIM, infatti, dove il concetto di modellazione informativa riveste un ruolo centrale, la condivisione del lavoro (e quindi delle informazioni) risulta importantissima, poiché contemporaneamente più membri del team possono gestire informazioni diverse riferite ad aree funzionali o sistemi specifici differenti. Questo metodo di organizzazione del lavoro avviene attraverso la creazione di un modello definito “centrale”, grazie al quale è possibile creare una serie di copie “locali”, che permettono di separare tra loro i dati, gestirli in modo indipendente e ottimizzare il workflow delle attività. Tale metodo consente di monitorare passo passo il progetto nei suoi sviluppi e condividere in tempo reale tutte le informazioni presenti al suo interno.

Ma come avviene la condivisione del lavoro da parte di più membri dello stesso team?

All’interno del software Revit Autodesk, tramite il pannello “Collaborate” è possibile impostare il modello di condivisione in rete locale o in cloud, a seconda dell’ambiente di lavoro in cui si sta lavorando. Effettuato questo primo passaggio, si procede con il salvataggio del modello come file centrale, su un’unità di rete condivisa accessibile a tutti i membri del team (nel caso di condivisione in rete locale) o in cloud (in questo caso sarà necessaria l’installazione di Revit Server su ogni computer).

Fatto questo, possono essere creati quanti più file locali si desiderano, a seconda degli utenti che dovranno interagire con il modello centrale ed eseguire, quando necessario, la sincronizzazione con quest’ultimo, in modo da salvare e pubblicare tutte le modifiche apportate, rendendole visibili agli altri utenti.

Successivamente si possono creare e impostare i workset, strumento indispensabile per lavorare in worksharing, poiché attraverso l’apertura e la chiusura selettiva di parti del progetto, ne ottimizzano il workflow, permettendo la modifica simultanea di intere sezioni e il controllo della visibilità globale dell’opera oggetto della modellazione. La raccolta (gruppo o insieme) di elementi all’interno di un workset può essere definita su base funzionale (Architettura – Struttura – MEP ad esempio) o per sistemi specifici (impianto idraulico ventilazione, HVAC).

È bene sottolineare che non esiste una regola vera e propria per creare i workset, in quanto si possono soddisfare le esigenze più disparate a seconda del caso o del tipo di progettazione cui si deve fare fronte. Un’altra raccomandazione utile è quella di evitare di lavorare in più utenti in un unico workset, poiché si potrebbe incorrere in blocchi del software o problematiche durante la sincronizzazione.  

Ogni workset è legato all’utente proprietario che lo ho realizzato, che assume la proprietà esclusiva di tutti gli oggetti in esso contenuti. Tutti gli utenti possono visualizzare i workset di proprietà di altri membri, ma possono modificarli solo previa richiesta al proprietario. Sarà facoltà di quest’ultimo concedere o meno la modifica degli elementi, per evitare l’insorgere di conflitti all’interno del progetto. Ad ogni modo, attraverso la modalità di visualizzazione di condivisione del lavoro è possibile visualizzare lo stato di estrazione degli elementi e i relativi proprietari, gli elementi assegnati a workset specifici, quelli che non sono stati sincronizzati con il modello centrale o quelli che sono stati eliminati. In Revit questo modulo aggiuntivo è chiamato Worksharing Monitor e permette di facilitare la gestione del lavoro di condivisione, verificando l’accesso ai file di progetto ed eventuali avvisi relativi alle richieste di modifica e alle notifiche.

Conclusioni

In conclusione si può affermare che il worksharing e il conseguente utilizzo dei workset costituiscano un metodo di lavoro indispensabile per consentire ai membri di uno stesso team di gestire al meglio un’opera interdisciplinare, soddisfacendo le esigenze della committenza e riducendo sensibilmente i tempi di gestione e coordinamento del progetto. Utilizzare strumenti di condivisone e collaborazione non è solo importante per riconoscere all’interno del proprio ambiente di lavoro aspetti organizzativi, scelte metodologiche e strategie intraprese, ma costituisce anche un’occasione impareggiabile per condividere con i colleghi il senso del lavoro e la capacità di mettersi in relazione con gli altri.

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